30 Sep Secondo Zuckerberg Facebook è un bene di prima necessità.

Mr. Facebook si è definitavamente tolto le sue orrende ciabatte dell’Adidas. A farcelo notare sono, oltre agli ormai 1,4 miliardi di utenti, le numerose strette di mano che ha distribuito in giro per il mondo. Da Narendra Modi a Xi Jinping, da Obama a Medvedev, Zuckerberg è il maggiore interlocutore di chi è al potere.
Ma l’ultima trovata del ragazzo di White Plains è veramente degna della più inquietante realtà distopica che riuscite ad immaginare.
L’ha chiamata Internet.org, per poi farla diventare FreeBasics, dopo la valanga di critiche ricevute da chi si schiera per la neutralità della Rete.
Il progetto si apre con un messaggio che suona come una colossale emergenza umanitaria.
internet facebook
 
Cazzo. E ora? Here comes the Zuckerberg.
La missione è quella di raggiungere i 4 miliardi di persone che non hanno accesso ad Internet e farle connettere il prima possibile, attraverso dei mega droni WiFi che riescono a stare in volo per due mesi senza bisogno di ricognizione (il primo si chiama “Aquila”, un animale noto per la sua tenerezza e magnanimità).
facebookdrone
Le riflessioni a cui possiamo giungere dipendono da che genere di persone siamo. Se siamo cresciuti a pane e “Mistero” su Italia1 il progetto è l’ennessimo affondo per prendere il controllo del pianeta. Se siamo cresciuto a pane e “domani ho Macroeconomia” il progetto è l’ennesimo affondo per prendere il controllo del pianeta. In entrambi i casi la mossa puzza di Nuovo Ordine Mondiale.
Zuckerberg e il suo entourage hanno da subito cercato di veicolare l’iniziativa con una comunicazione volta a sottolineare come l’accesso a Internet rappresenti per tutti l’opportunità di entrare con ambo i piedi nel mondo contemporaneo, che si parli di lavoro, che si parli di diritti, che si parli di conoscenza.
Sul sito di Internet.org incontriamo così la piccola Neesha, originaria dell’India, e la sua famiglia di maghi itineranti che non può diffondere nel mondo la sua carica di coloratissima magia perché il Padreterno non le ha dato l’ADSL. Toccante.
Anche le altre storie sono simili a quella di Neesha. Persone provenienti da quelle parti di mondo in cui le cose non vanno un granché bene, che chiedono a gran voce di essere incluse nei giochi.
Nonostante l’obiettivo finale sia incredibile, Internet.org non riesce a passare come l’overdose di filantropia di un miliardario nei confronti del Terzo Mondo.
Perché? Perché tutti sanno quale sarà la homepage della piccola Neesha, appena scartato il suo primo browser: Facebook. Qualcuno potrà pensare che questo sia un piccolo prezzo da pagare per usufruire in maniera totalmente gratuita di un servizio così prezioso come la connessione internet. E questo ci può stare. Ma l’approccio positivista viene meno quando capitiamo su un paragrafo della sezione About del progetto. Citiamo testualmente:
Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra cibo, medicine e l’accesso ad Internet”.
Una volta letta la frase rileggetela. Poi rileggetela di nuovo.
Ebbene si. Secondo Mark Zuckerberg, Internet (e quindi Facebook) possono essere affiancate alle necessità primarie dell’essere umano, come il pane e le medicine.
Non serve aggiungere altro.
Qualcuno gli ridia quelle maledette ciabatte dell’Adidas.
adidas zuckerberg