18 May La creatività secondo Luther

John C. Maxwell è uno dei più grandi esperti di leadership aziendale e una volta ha detto una cosa intelligente:
“La creatività non è una skill, è un atteggiamento mentale che va coltivato”
 Secondo John, quando parliamo di creatività, parliamo in realtà di un pensiero flessibile, poco tangibile, aperto e pieno di rispetto verso il flusso di idee altrui. Si tratta dell’altra faccia del pensiero critico o, se volete, il contrappeso necessario perché una proposta non si trasformi in uno sbadiglio.
Con quella dentiera potrebbe vendere qualsiasi cosa.

(C’è da dire che con quella dentiera è tutto più semplice)

La creatività ha sempre dato da mangiare a un sacco di persone. Intorno al 2010 a Milano erano tutti creativi. Niente più postini, poliziotti, netturbini. Una città senza controllo ma con delle idee bellissime. Poi la cosa è andata scemando, grazie a Dio.
Luther invece tiene duro, perché si ispira a Martin Lutero, uno che ad un certo punto ha detto che viviamo tutti nel peccato e l’unico modo per assicurarsi il Paradiso è perseverare, perseverare, perseverare.
martinlutero
Creatività e perseveranza vanno parecchio d’accordo e anzi, si potrebbe affermare che senza la seconda la prima è solo una fase di riflessione. La propensione all’azione di cui parla Robert Sutton della Harvard Business School è uno dei temi centrali che abbiamo sempre preso per assunto. L’inattività è nemica della creatività ed è preferibile fallire piuttosto che non agire. Come è preferibile cambiare.
Noi di Luther abbiamo un intenso rapporto con il cambiamento. A volte comporta il distaccamento completo da alcuni preconcetti, a volte vuol dire fare la notte, a volte richiede delle snervanti sedute di brainstorming, a volte significa ricominciare tutto da capo. A volte lo ami, a volte lo odi. In entrambi i casi è un processo imprescindibile che ciclicamente va preso in considerazione se si vuole rispettare una delle primissime regole della creatività:
firstrulechangeAmiamo le call to action a tal punto che quando le troviamo facciamo un po’ come Roger Rabbit quando sente Ammazza la vecchiaa…”. Non riuscendo quindi a trattenerci dal volerla eseguire, abbiamo deciso di cambiare qualcosa.
Non si tratta solo della veste grafica, quella sono buoni tutti. Si tratta di approccio.
Dalla raccolta all’elaborazione dei materiali ricercati, fino ad arrivare all’intuizione di un forte insight che generi un risultato inaspettato: in ogni fase del processo creativo cerchiamo di cambiare più volte punto di vista, pensando alla soluzione come il termine ultimo di un processo che deve prima di tutto entusiasmare noi stessi. Il momento che precede l’intuizione è quello più importante, una serie di stimoli e indizi riconoscibili, barbaramente visualizzati come una lampadina in fase di accensione.
Ciò che viene dopo è metodo e codice. Tradurre gli impulsi in esperienze digitali dal linguaggio accattivante, che diano valore aggiunto al brand e che imprimano nella mente dello spettatore un pensiero positivo che dice tornerò. Contesto e strumento sono latitudine e longitudine che indicano la nostra posizione, il punto esatto in cui cominciare a raccontare una storia.
Del design si parla molto, ma noi di Luther siamo convinti che le parole possano fino ad un certo punto. Dove un discorso si ferma intervengono gli occhi e tutto ritorna in quello stato “flessibile e poco tangibile” che è il pensiero creativo.
Facciamo e faremo tante altre cose. Ma basta parlare. Date un’occhiata.
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